Assicurazioni per docenti

Assicurazioni per docenti: perché mancano soluzioni adeguate?

Partiamo da un presupposto: i docenti, al pari del personale ATA, avrebbero tutto l’interesse ad assicurarsi. I rischi specifici legati alla professione, in particolare quelli derivanti dall’obbligo di vigilanza (ne avevamo parlato nello specifico in un precedente articolo), dovrebbero essere elementi sufficienti a spingere il grosso del personale scolastico a sottoscrivere una polizza RC professionale. D’altro canto, anche le compagnie avrebbero interesse, almeno in linea di principio, ad assicurare un gruppo numericamente importante come quello rappresentato da docenti e ATA. Ma allora, perché il mercato non ha fino ad ora proposto assicurazioni per docenti studiate ad hoc per la categoria?

Assicurazione professionale docenti: una duplice difficoltà

Dal punto di vista dell’assicurato il problema consiste nella difficoltà che generalmente si riscontra nel valutare la corrispondenza della polizza alle proprie esigenze. Chiaramente si tratta di un ostacolo comune un po’ a tutte le categorie professionali, dal momento che quella assicurativa è una materia complessa e spesso poco conosciuta.

L’aspetto più problematico si colloca, invece, sul fronte dell’offerta. Manca, come abbiamo anticipato, una soluzione assicurativa specifica per i docenti. I rarissimi prodotti sul mercato presentano caratteristiche che, nei pochi casi in cui queste sono disponibili, tradiscono la natura “adattiva” di queste polizze. Si tratta, infatti, di soluzioni studiate per altri settori che, attraverso semplici adattamenti e poche estensioni, vengono propinate come soluzioni studiate ad hoc per il settore scolastico. Le ragioni di questa mancanza apparentemente inspiegabile in realtà sono diverse. Vediamole nel dettaglio.

Selezione avversa: il timore delle compagnie assicurative

Il primo grande timore delle compagnie assicurative è rappresentato dalla cosiddetta selezione avversa, ovvero dal rischio che ad assicurarsi siano soltanto coloro i quali hanno avuto esperienze di infortuni di alunni nel corso della loro carriera.

Partiamo da un presupposto. L’assicuratore non è mai in grado di imporre premi perfettamente differenziati in base al rischio reale di ogni singolo assicurato e, infatti, essi sono generalmente conseguenza del livello medio di rischio nel settore di riferimento.

Calando il discorso all’interno della realtà scolastica, è chiaro che un docente che ha assistito ad un sinistro sarà più interessato a stipulare una polizza in grado di coprire i rischi derivanti dall’obbligo di vigilanza rispetto a docenti alle prime armi o che non si sono mai ritrovati coinvolti in situazioni potenzialmente rischiose. Questi ultimi tenderanno a ritenere erroneamente non necessario il ricorso all’assicurazione.

In una situazione del genere, dove ad assicurarsi sono solo i “clienti peggiori” quello che si verifica è un innalzamento del rischio medio che comporta un costante aumento dei costi di assicurazione e un progressivo allontanamento dal mercato dei docenti che non hanno avuto esperienza di infortuni. In una situazione del genere, ovviamente, non potrebbe esserci alcun tipo di equilibrio assicurativo.

Fatto noto e dichiarazioni inesatte

Strettamente legato alla selezione avversa è il concetto di fatto noto.

Qualunque compagnia assicurativa, prima di accettare una richiesta di polizza ha il diritto di ottenere informazioni sul rischio che è chiamata ad assumere su di sé ed è per questo che al richiedente viene chiesto di comunicare alla compagnia stessa l’esistenza di fatti o situazioni dai quali potrebbero scaturire future rivalse. A stabilire tale diritto è lo stesso Codice Civile secondo il quale dichiarazioni inesatte e/o reticenti da parte dell’assicurato possono comportare la perdita o la riduzione dell’indennizzo.

È chiaro che la clausola del fatto noto serve, appunto, per cercare di eliminare o ridurre la selezione avversa. Infatti, se la rivalsa viene attivata per recuperare il danno erariale legato agli esiti di un infortunio provocato dal docente e non segnalato alla compagnia in fase di stipula, la copertura assicurativa non è più garantita. La clausola del fatto noto è, però, un’arma a doppio taglio. Se da un lato tutela la compagnia, dall’altro scoraggia i docenti a sottoscrivere polizze che prevedano la copertura della culpa in vigilando. Infatti, in caso di infortunio di un alunno, l’assicurato, in questo caso il docente, è chiamato a presentare al Dirigente Scolastico una relazione dettagliata sulle circostanze che hanno generato il sinistro. Quel documento, se acquisito dal giudice e soprattutto se non ben circostanziato in chiave difensiva, potrebbe essere considerato dalla compagnia un fatto noto e determinare la perdita dell’indennizzo.

Alti costi unitari di gestione

L’ultimo aspetto che ha fino ad ora scoraggiato le compagnie dall’offrire un prodotto assicurativo specifico per i docenti sono i costi di gestione alti in proporzione ai bassi premi unitari. I costi amministrativi e gestionali legati all’attivazione della polizza sono importanti e inciderebbero in maniera considerevole sul costo finale del prodotto.

Allo stato attuale, quindi, le categorie di docenti e ATA non possono che prendere coscienza dei rischi legati alla loro professione, per cercare di contenerli quanto più possibile grazie all’adozione di buone pratiche organizzative e procedurali con la speranza che presto il mercato assicurativo sia in grado di offrire prodotti adeguati alle loro specifiche esigenze.

Sarebbe un riconoscimento importante per due categorie che, anche a causa dell’emergenza sanitaria degli ultimi anni e alle sue conseguenze per il mondo della scuola (didattica a distanza, attività che sempre più spesso si consumano al di fuori delle aule scolastiche etc…) hanno visto il moltiplicarsi dei rischi e delle responsabilità legate alla loro professione.

Il team Logica