La relazione di infortunio nella ricostruzione della culpa in vigilando e del danno erariale: ne parliamo con Riccardo Smuraglia
Due chiacchiere con Riccardo Smuraglia prima del webinar del 20 maggio
La gestione di un infortunio scolastico non si esaurisce nel momento dell’evento.
Accanto agli aspetti immediatamente legati al soccorso e alla tutela dell’alunno, esiste infatti una fase successiva spesso sottovalutata, ma centrale nella gestione del sinistro: quella della ricostruzione documentale dei fatti.
In questo contesto, la relazione redatta dal docente assume un ruolo particolarmente delicato.
Non si tratta soltanto di un adempimento amministrativo interno, ma di un documento che può incidere sulle valutazioni della compagnia assicurativa, sulla ricostruzione della dinamica dell’evento e, in alcuni casi, anche sull’accertamento delle responsabilità.
Eppure, nella pratica quotidiana, molte relazioni vengono scritte in condizioni di forte pressione operativa, immediatamente dopo l’accaduto, senza avere piena consapevolezza delle implicazioni che alcune formulazioni possono assumere successivamente.
Ne abbiamo parlato con Riccardo Smuraglia, che il prossimo 20 maggio terrà il webinar “Relazione post infortunio e responsabilità del docente. Errori frequenti, criticità operative e profili di tutela”.
Per le iscrizioni gratuite: Iscrizioni webinar
Riccardo, da dove nasce l’idea di questo webinar?
Dal fatto che continuiamo a vedere relazioni scritte male. E questo non per incapacità di chi le redige, ma perché spesso vengono semplicemente scritte in fretta e in contesti nei quali l’adrenalina gioca ancora un ruolo fondamentale.
Ed è normalissimo che, in quel momento, una persona scriva anche “di pancia”.
Il problema è che quella relazione poi non resta lì.
Finisce nel fascicolo del sinistro, viene letta dall’assicurazione, dai legali, a volte persino in tribunale.
E spesso contiene formulazioni che, agli occhi di chi l’ha scritta, sembrano innocue o semplicemente spontanee, ma che a un occhio esperto possono assumere un significato completamente diverso.
Molte relazioni diventano inconsapevolmente autoaccusatorie. Non perché il docente voglia ammettere una responsabilità, ma perché utilizza espressioni emotive, valutazioni personali o ricostruzioni poco precise in un momento di forte tensione.
Ed è proprio lì che iniziano a emergere molte delle criticità successive.
Qual è l’errore che vedi più spesso?
Le frasi “emotive”, come ti dicevo.
Quelle scritte magari in buona fede: “mi ero distratto un attimo”, “non ho fatto in tempo” e via di seguito.
Umanamente sono comprensibilissime.
Ma tecnicamente possono creare parecchi problemi, perché una relazione non dovrebbe contenere valutazioni personali.
Dovrebbe limitarsi a ricostruire i fatti nel modo più preciso possibile.
Secondo te i docenti hanno consapevolezza di questa cosa?
Secondo me no.
Anche perché nessuno insegna davvero come si scrive una relazione post infortunio.
Si parla tanto di vigilanza, di responsabilità, di obblighi… però poi, nel concreto, molti docenti si ritrovano a gestire queste situazioni senza strumenti operativi veri.
Ed è lì che nascono gli errori.
Negli ultimi tempi si parla molto anche di vigilanza “organizzativa”. Cosa significa?
Che oggi non basta più dire: “ero presente”.
La giurisprudenza guarda molto anche tutto quello che c’era prima dell’evento: come era organizzata l’attività, quali istruzioni erano state date, come erano gestiti gli spazi, se il rischio era prevedibile, se esisteva un sistema di vigilanza coerente con quella situazione etc.
È cambiato parecchio il modo in cui vengono letti questi episodi.
E la relazione entra dentro questa valutazione?
Assolutamente sì.
Perché attraverso la relazione si prova a ricostruire proprio quel contesto.
Dove si trovava il docente, cosa stavano facendo gli alunni, come era organizzata l’attività o quanto sia stato improvviso l’evento.
Il problema è che spesso ci si concentra solo sul “raccontare l’incidente”, senza rendersi conto che quel documento sta fotografando anche il sistema di vigilanza.
È anche per questo che avete pubblicato “Ragione e sentimento”, una guida dedicata proprio alla stesura della relazione post infortunio?
Sì, nasce esattamente da lì.
Ci arrivano continuamente domande molto pratiche, non solo sulla stesura della relazione, ma anche su tutto ciò che accade dopo: protocollazione, richieste della compagnia assicurativa, eventuali rettifiche, accesso agli atti, gestione della documentazione.
Per questo abbiamo deciso di raccogliere questi temi in una guida pensata non per creare allarmismo, ma per aiutare i docenti a orientarsi meglio in situazioni che vengono affrontate quasi sempre sotto pressione.
Anche perché, nella pratica, spesso basta poco per evitare errori che poi rischiano di complicare inutilmente la gestione del sinistro.
(La guida è disponibile qui: Relazione post infortunio: la guida alla redazione )
Cosa ti piacerebbe lasciasse questo webinar?
L’idea che la relazione non sia una formalità burocratica da chiudere il prima possibile.
Perché, in molti casi, è il documento da cui parte tutta la ricostruzione successiva dell’evento.
È da lì che vengono analizzati i fatti, le modalità di vigilanza adottate, il contesto organizzativo e le condotte tenute dai soggetti coinvolti. Ed è sempre da lì che, nei casi più complessi, possono iniziare valutazioni relative a una possibile culpa in vigilando.
Molti docenti associano questi temi esclusivamente alla causa civile intentata dalla famiglia dello studente, senza considerare che la vicenda può avere sviluppi ulteriori anche sul piano della responsabilità amministrativa.
Quando infatti l’Amministrazione scolastica viene condannata a risarcire il danno subito dall’alunno, si apre successivamente un giudizio davanti alla Corte dei Conti finalizzato a verificare se quel danno sia stato causato, in tutto o in parte, da una condotta gravemente colposa del dipendente, che in caso di condanna risponde direttamente davanti al giudice contabile.
È in questa fase che tornano a essere analizzati tutti gli elementi relativi alla vigilanza, all’organizzazione dell’attività e alla gestione dell’evento. E la relazione redatta subito dopo l’infortunio diventa spesso uno dei primi documenti attraverso cui viene ricostruita l’intera vicenda.
E capire questo cambia completamente il modo in cui si guarda — e si scrive — una relazione di infortunio.