La rimodulazione dello Statuto delle studentesse e degli studenti, introdotto dal d.P.R. 8 agosto 2025, n. 134, non è una semplice modifica regolamentare. È, piuttosto, il segnale di un cambio di paradigma nel modo in cui la scuola italiana concepisce il rapporto tra regole, sanzioni e responsabilità educativa.
Il provvedimento dà attuazione alla legge 1.10.2024, n. 150, in un contesto segnato da un aumento preoccupante di episodi di violenza, aggressività e bullismo, anche attraverso gli strumenti digitali. Di fronte a questo scenario, il legislatore compie una scelta netta: superare una visione meramente punitiva della disciplina scolastica e orientare l’azione educativa verso forme di responsabilizzazione attiva.
Dalla sanzione punitiva alla responsabilità riparativa
La riforma dell’istituto dell’allontanamento dalla scuola è il cuore di questo cambiamento: l’allontanamento non è più concepito come sospensione “vuota”, ma come tempo educativo strutturato. Fino a due giorni, lo studente è coinvolto in attività di riflessione sulle conseguenze dei propri comportamenti; oltre i due giorni, è chiamato a svolgere attività di cittadinanza solidale, anche dopo il rientro in classe, secondo criteri di gradualità e proporzionalità.
Il d.P.R. 134/2025 include pienamente questa impostazione, distinguendo tra allontanamento dalle lezioni e allontanamento dalla comunità scolastica e rafforzando la funzione educativa della sanzione. La scuola non espelle simbolicamente lo studente: lo richiama alla responsabilità all’interno di un percorso guidato.
Il paradigma della giustizia riparativa
Questa scelta normativa si colloca nel solco del più ampio paradigma della giustizia riparativa, recentemente valorizzato anche nell’ordinamento italiano dalla Riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022). La trasgressione non è ridotta a una colpa individuale da punire, ma è letta come una frattura relazionale che coinvolge autore, vittima e contesto. Riparare significa ricostruire legami, non semplicemente infliggere una sanzione.
In ambito scolastico, assume un valore particolarmente profondo. Le attività di cittadinanza solidale, svolte presso enti del territorio o, in loro assenza, all’interno della stessa comunità scolastica, rappresentano una concreta traduzione educativa di questo modello. Lo studente non è messo ai margini, ma è chiamato a restituire, a partecipare, a comprendere l’impatto delle proprie azioni.
Gli USR forniscono alle scuole gli elenchi delle strutture ospitanti, ossia enti associazioni ed enti del Terzo settore, idonei e selezionati tramite avvisi pubblici degli USR sulla base dei criteri definiti dal MIM. Le istituzioni scolastiche, nel PTOF, individuano le attività, le modalità organizzative e le figure referenti interne, remunerate a carico del MOF.
Il d.P.R. 134/2025 chiarisce inoltre che:
- la vigilanza sugli studenti durante le attività è in capo allestrutture ospitanti;
- le ore di cittadinanza solidale concorrono alla validità dell’anno scolastico (pur non incidendo sulla valutazione degli apprendimenti);
- il mancato svolgimento delle attività rileva ai fini del voto di comportamento.
Il ruolo delle scuole diventa decisivo
Le modifiche allo Statuto delle studentesse e degli studenti sono già operative e richiedono un rapido adeguamento dei regolamenti disciplinari, dell’individuazione delle attività di cittadinanza attiva e solidale nel PTOF e della definizione, anche in fase transitoria, di modalità organizzative interne in attesa degli elenchi regionali. Ma la vera sfida non è formale: è culturale.
Applicare il nuovo Statuto significa interrogarsi su che cosa intendiamo oggi per autorevolezza educativa, su come si costruisce il rispetto delle regole e su quale idea di cittadinanza vogliamo trasmettere alle nuove generazioni. Significa riconoscere che:
- la punizione, da sola, non educa;
- l’obbedienza non coincide con la responsabilità;
- la scuola è, prima di tutto, una comunità di relazioni.
Il nuovo Statuto delle studentesse e degli studenti non offre soluzioni facili. Offre però una direzione chiara: trasformare il conflitto in occasione educativa e la sanzione in un percorso di crescita. Sta ora alle scuole, e a chi le guida, decidere se limitarsi ad applicare una norma o coglierne fino in fondo la portata trasformativa.